Teatro - Il sogno di un uomo ridicolo

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IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO
di Fëdor DOSTOEVSKIJ 

Ieri sera alle 20:30 nella Sala Teatro del LAC di Lugano è andato in scena lo spettacolo teatrale Il sogno di un uomo ridicolo tratto dal racconto di Dostoevskij edito nel 1877, con la regia di Gabriele Lavia, attore rappresentativo del teatro italiano.
Stasera 25 ottobre verrà replicato allo stesso orario, nel frattempo ve lo recensisco.
Gabriele Lavia ha recitato da solo per l'intera durata dello spettacolo, con la comparsa di Lorenzo Terenzi. Ha recitato su un palco coperto di terriccio e con indosso solo una camicia di forza.
Il racconto è quello di un uomo, considerato dalla società prima ridicolo e poi pazzo, che in un monologo incessante ricorda un sogno o un incubo, nel quale cerca di spiegare il senso della vita.

In origine c'è quest'uomo che, con un linguaggio musicale e ossessivo, ci racconta la sua angoscia di vivere e la sua decisione di farla finita. Poco prima di usare la sua "bellissima rivoltella americana" però, si addormenta e durante il sonno fa un viaggio, in cui attraversa mille sentimenti e approda in un'altra Terra dove gli uomini sono "bellissimi e felici" e non conoscono la corruzione.
Sarà proprio il protagonista del sogno però a "pervertirli tutti" e ad annegare prima in un profondo senso di colpa e poi a risorgere nella speranza di un ritorno all'amore e alla semplicità.

"La coscienza della vita è più importante della vita, e la conoscenza delle leggi della felicità è più importante della felicità. Ecco cosa dovete combattere".

Questo spettacolo è incredibilmente intenso, perché parla alla parte più intima di noi, quella che anche solo una volta si è sentita ridicola, o pazza, o incompresa. Parla della bellezza degli esseri umani che per rincorrere la scienza si sono abbruttiti e hanno impoverito la Terra.
Se questo racconto parte dalla disperazione di vivere che sfocia in un tentativo di suicidio, Il sogno di un uomo ridicolo finisce con una potente ode alla bellezza della vita e si percepisce che, nonostante le tinte cupe e tormentate che lo percorrono, nasce da un profondo amore per la natura umana.
In effetti è come se Dostoevskij fosse il perfetto predicatore, perfetto perché prima di predicare ha ascoltato attentamente se stesso e coloro che condividono con lui lo stesso destino.

Magistrale l'interpretazione di Gabriele Lavia che da solo ha trascinato un intero teatro e ha saputo rialzarsi dopo ogni caduta morale e fisica sul palcoscenico cosparso di terriccio e che alla fine dello spettacolo ha liberato le braccia dalla sua camicia di forza, come a dire: "Siate liberi, agite".

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