NEWS. FARAONI NERI

19:52

NEWS - FARAONI NERI

Cari lettori, ecco un nuovo post dopo quasi un mese d'assenza. Un po' di cambiamenti hanno movimentato la mia vita e quindi sono riuscita solo ora a ritagliarmi un po' di tempo per scrivere.
Prometto che a fine lettura mi sarò fatta perdonare, perché ho da raccontarvi qualcosa di veramente speciale!

Tempo fa durante una cena a casa di una mia cara amica, che mi fa sempre conoscere persone nuove e originali, ho incontrato un sudanese che parlava rapito di un archeologo e ricercatore che lavora nella nostra città sulle ultime scoperte sui Faraoni Neri.
Non so voi, ma io non avevo mai sentito parlare di questo pezzo di storia e molto interessata ho chiesto al nuovo amico se potesse mettermi in contatto con l'archeologo. 
Dopo l'entusiasmo iniziale purtroppo, il tempo passava e l'idea di incontrare il ricercatore sbiadiva a causa dei suoi numerosi impegni sul posto e nell'Università di Neuchatel.
Qualche settimana fa però, sono inaspettatamente riuscita a conoscerlo e ad intervistarlo per voi, lettori affezionati del mio blog.

Una delle prime serate piacevolmente calde della stagione ci ha offerto la possibilità di sedere sul terrazzo che dà sul lago, alla luce fioca di due, tre candele e con la compagnia di altri amici che sono intervenuti, felici di poter sbirciare nel misterioso mondo degli scavi archeologici.
Quest'uomo alto, sicuro di sé, d'origine sudanese e con un francese sciolto, ci ha raccontato le ultime scoperte fatte sul campo in un territorio che conserva ancora sottoterra la maggior parte dei suoi segreti.

Durante la colonizzazione inglese del Sudan tra il 1899 ed il 1956, sono iniziati i primi timidi scavi archeologi, che hanno portato alla luce qualcosa di estremamente interessante. Negli anni '60 il governo sudanese insieme all'UNESCO, ha fatto un appello a tutto il mondo per finanziare degli scavi nel deserto nubiano.
D'allora ben 60 missioni sono iniziate, 40 delle quali sono ancora all'attivo.
Anche se ad oggi ha visto la luce solo il 30% dei preziosi reperti, le scoperte che sono state fatte hanno creato un importante motivo di unità nazionale sudanese.
L'orgoglio di una storia tanto antica e importante dilaga tra la popolazione, finora totalmente all'oscuro dei suoi tesori.
                       
Il Sudan tra Mar Rosso e Nilo, poté godere di ricchi scambi con tutte le principali civiltà antiche.
Qui i sovrani, tra l’VIII e il VII secolo a.C. estesero il loro dominio fino al delta del Nilo, fondando una loro dinastia, la venticinquesima, che si inserisce a tutti gli effetti nella civiltà egizia. 
Ma a ben vedere molte sono le differenze che il Sudan matura rispetto al vicinissimo Egitto. Prima fra tutte la tradizione funeraria. Qui in Nubia, sono presenti circa 500 piramidi (in Egitto se ne contano solo 120), più piccole in altezza di quelle egiziane perché i Faraoni Neri utilizzavano un sistema di gallerie sotterranee per le sepolture.
Tra i punti in comune delle due civiltà invece, spicca il dio Amon, che per un certo periodo è stato al vertice della religione di entrambe, con tanto di bellissimi templi dedicati.

Il punto cruciale della scoperta dei Faraoni Neri sta nell'identificazione di due etnie completamente diverse che per un periodo hanno convissuto ognuna nella sua realtà.
Durante alcuni secoli Sudan ed Egitto, hanno avuto degli ottimi rapporti, godendo di numerose contaminazioni ma conservando certamente la propria identità.
La lingua che si legge sui geroglifici ad esempio, è la stessa in entrambe le regioni, ma le peculiarità artistiche, o le modalità di costruzione, cambiano in modo significativo.

Una delle ultime belle scoperte che sono state fatte negli scavi sudanesi, è una profonda buca che nascondeva tantissime statue di re dal viso tipicamente africano (non dai tratti arabi che caratterizzano gli egiziani), che aiuteranno a definire le successioni dinastiche dei Faraoni Neri.

L'entusiasmo che accompagna ogni pubblicazione di una nuova scoperta, non accenna a diminuire tra i ricercatori impegnati in Sudan, che promette di riservare bellissime sorprese a studiosi ed appassionati.
La ricchezza archeologica della località di Meroe ad esempio, era fino a qualche decennio fa totalmente sconosciuta. Questo non significa forse che il sottosuolo nasconde ancora intere pagine di storia? 
E se il mondo unisse le forze per farle venire fuori, non potrebbe dimenticare paure e conflitti che minacciano il futuro, in favore di un'importante celebrazione del passato?
Io credo che l'identità di ognuno sia fatta soprattutto delle conquiste dei nostri antenati, che non dovremmo stancarci mai di studiare ed ammirare.

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