LE AVVENTURE DI CUNSIJA - Dal gerarca

18:24


DAL GERARCA

Sul finire degli anni 30, Ugento, era una piccola città del Mezzogiorno che aveva dimenticato gli splendori del periodo messapico e viveva di sola agricoltura, ai margini di un'Italia in pieno sviluppo fascista. 

A vent'anni, Cunsija, era assunta nel magazzino del tabacco. Insieme a tutte le sue coetanee, lavorava fino a perdere la cognizione del tempo. 
Si infilavano le foglie del tabacco in un lungo filo, fino a formarne una collana, che sarebbe seccata sotto l'inclemente Sole salentino.
Non era raro che le giovani tabacchine si assopissero nel noioso lavoro di filatura, pungendosi le dita con gli aghi.

Ma quel giorno Cunsija era sveglia, eccome. La sua mente viaggiava con l'immaginazione, ed era troppo impaziente di finire il lavoro. 
All'indomani, avrebbe finalmente  sposato il suo 'Nciccu, una camicia nera, un uomo fiero che era appena tornato dalla guerra d'Etiopia dove l'Italia si era affermata vincitrice ed aveva costituito l'Africa Orientale Italiana.

I due si erano conosciuti in paese. 
Cunsija, era sempre stata una ragazza curiosa, non riusciva a rimanere mai zitta e già da piccola ne combinava di tutti i colori. La sua simpatia era irresistibile ed era conosciuta da amici e parenti per la sua personalità originale.
'Nciccu, era un uomo tutto d'un pezzo, aveva aderito al regime fascista con la speranza di migliorare le difficili condizioni del paese e accettava di buon grado le più ardue imprese militari, convinto che il sacrificio avrebbe portato i suoi frutti. 
Aveva stretto amicizie ai piani alti, ed era in buoni rapporti anche con il gerarca d'Ugento, Don Llau.

Il legame tra i due ragazzi aveva funzionato. 
Il matrimonio si celebrò all'insegna della semplicità, con la tradizionale cerimonia cattolica a cui avevano preso parte le loro famiglie al completo.

Finita la festa, 'Nciccu ci teneva a fare visita al gerarca, il quale accolse i novelli sposi con affetto e simpatia.

Don Llau era stato mandato ad Ugento dal Partito Nazionale Fascista, per occuparsi dell'amministrazione e sovrintendere ai compiti politico-militari.
Non si era mai sposato, viveva solo in una casa elegante, ma tutti sapevano che aveva un'amante, Donna Aurora, la superiore di Cunsija al magazzino del tabacco.

Tutti e tre si accomodarono nello studio, su sedie imbottite a parlare di politica e attualità.
La giovane Cunsija si distrasse subito, e si accorse che alla sua sinistra si intravedeva una sagoma femminile.

Vestita elegantemente, con un abito che lei poteva permettersi solo nelle grandi occasioni, era immobile e silenziosa.
Pensò subito che Don Llau aveva detto di essere solo, poteva forse essere Donna Aurora che li fissava con discrezione?
Non ci pensò due volte e chiese al gerarca se in quei giorni aveva ospitato la sorella o se qualcuno gli faceva visita.
Don Llau rispose di no, e riprese a parlare con 'Nciccu.
Ma allora chi poteva essere quella donna a pochi metri da lei?, pensava Cunsija. Era solo lei a vederla? E perché non proferiva parola?
Dopo qualche indugio chiese nuovamente al gerarca se qualche donna gli faceva compagnia. 
Don Llau negò per la seconda volta, allora Cunsija esasperata, chiese: <Ma allora quiddha, ci ete?> (Allora chi è quella?)
Tutti si voltarono alla sua sinistra, compresa Cunsija, che si accorse immediatamente di avere di fronte uno specchio!
Con il vestito del matrimonio, Cunsija non si era riconosciuta, abituata alle povere vesti quotidiane. Ed ora fissava confusa il suo riflesso.
Don Llau era allibito, e 'Nciccu era arrabbiato per quella figuraccia. 
Cunsija, non riusciva a parlare, imbarazzata era tutta rossa in volto e scusandosi promise di non interrompere più.

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