Il potere nel feudo di Ugento

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I POTERI LOCALI NEL FEUDO DI UGENTO DAL 16° AL 19° SECOLO

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Ugento è una ridente cittadina italiana che dalla cima di una collina si sviluppa fino al bordo del mare. 
Della sua importanza strategica nel passato, sono rimaste numerose testimonianze lungo tutto il suo territorio.
Oggi parleremo delle potenze locali che l'hanno governata dal 16° al 19° secolo, nella forma di ricerca storica.

TESI STORICA: Ricercare nella linea successiva dei poteri ecclesiastici, feudali e comunali sul feudo di Ugento, dal XVI al XIX secolo, il conflitto d’interessi dell’età moderna.

CRITICA DELLA LETTERATURA ESISTENTE SULL’ ARGOMENTO: Anche se nei secoli dell’era moderna i principali Stati dell’Europa si avviavano alla costituzione di quegli apparati unitari che caratterizzano di fatto gli ordinamenti attuali, è noto che l’Italia sembra esclusa da questo processo di sviluppo [Prodi 2005]
Nel Mezzogiorno italiano pertanto, vi sono innumerevoli soggetti detentori di potere: con a capo la dominazione straniera, la classe dirigente si divide in funzionari locali, nobili e clero, tutti (o quasi) accomunati da una diffusa ignoranza, crudeltà e vigliaccheria. 
Il popolo invece, già decimato da peste e carestia, era oppresso dalle tasse e dalla dilagante paura che omogeneizzava la società meridionale [Pepe 1952].
Il feudo di Ugento dunque, un territorio posto nell’ estremo sud italiano, tra il 1507 ed il 1818, vede succedersi con penalizzante discontinuità, un gran numero di  personalità ai vertici del potere,  sia laiche sia ecclesiastiche.
Per quanto riguarda i poteri feudali, possiamo prendere in esame i seguenti dati:
1507, Raimondo del Balzo riceve una concessione di possesso di Ugento dal re Ferdinando il Cattolico.
Alla sua morte, il fratello terzogenito Francesco del Balzo eredita il territorio. Quest’uomo dalla personalità irrequieta dovette fare i conti per tutta la vita con la sua intolleranza per il dominio straniero, arrivando anche a stringere delle alleanze pericolose con i francesi che gli costarono l’esilio.
Per concessione del Viceré di Napoli, Ugento passò quindi al Cardinale Pompeo Colonna
Fino a quando, nel 1534 Carlo V concesse il feudo a Marzio Colonna.
1563, Ferrante Pandone di Napoli acquistò il territorio, che per quasi un secolo rimase sotto il controllo della sua famiglia. 
I Pandone costituirono un’autentica oppressione per l’intera cittadinanza, e in questi anni si registrano anche dei forti contrasti con i vescovi in carica e con i poteri dell’Università.
“Alla esosità dei tributi imposti, si aggiungevano le maniere forti dei percettori del fisco, i quali arrivavano persino a scoperchiare la casa dei numerosi contribuenti morosi e a cacciare dal paese gli stessi malcapitati” [Corvaglia 1987].
1636, Emanuele Vaaz de Andrada acquista il feudo di Ugento, tuttavia pentendosene quasi subito a causa della malaria e della miseria dilagante.
1643, Pietro Giacomo d’Amore compra il territorio e lo dona in eredità alla sua famiglia che lo governerà fino al 1810, quando ormai la feudalità era stata abolita per legge.
Giuseppe Bonaparte infatti,  istituì a Napoli un governo alla francese del quale prima lui ed in seguito Giocchino Murat ne fu il re. 
Ad Ugento il soffio della libertà influì molto nell'animo di pochi e generosi cittadini che reagirono prontamente contro la ferocia borbonica per preparare la strada ad una patria indipendente [Urso 1941].

Per quanto riguarda i poteri ecclesiastici invece, è utile considerare la seguente cronotassi:

Pastore Andrea  † (1517 – 1528 deceduto)
Carlo Borromeo † (9 marzo 1530 - 6 luglio 1537 nominato vescovo di Pozzuoli)
Bonaventura, O.F.M.Obs. † (6 luglio 1537 - 1558 deceduto)
Antonio Sebastiani Minturno † (27 gennaio 1559 - 13 luglio 1565 nominato vescovo di Crotone)
Desiderio Mazzapica, O.Carm. † (6 settembre 1566 - 28 aprile 1593 deceduto)
Sede Vacante (1593 – 1596)
Giuseppe De Rossi † (11 marzo 1596 - 29 marzo 1599 nominato vescovo dell'Aquila)
Pedro Guerrero † (15 dicembre 1599 - 10 gennaio 1611 deceduto)
Luca de Franchis † (27 gennaio 1614 - 1615 deceduto)
Juan Bravo Lagunas, O.E.S.A. † (11 gennaio 1616 - 1627 rinunzia)
Ludovico Ximénez, O. de M. † (30 agosto 1627 - 1636 deceduto)
Girolamo de Martino † (30 marzo 1637 - 1648 deceduto)
Agostino Barbosa † (22 marzo 1649 - 19 novembre 1649 deceduto)
Andrea Lanfranchi, C.R. † (19 dicembre 1650 - 1651 deceduto)
Sede vacante (1651-1659)
Lorenzo Encinez, O.Carm. † (28 luglio 1659 - 23 novembre 1660 deceduto)
Antonio Carafa, C.R. † (12 febbraio 1663 - 9 maggio 1704 deceduto)
Pietro Lázaro Terrer, O.F.M.Obs. † (9 febbraio 1705 - maggio 1709 deceduto)
Sede vacante (1709-1713)
Nicola Spinelli † (30 agosto 1713 - 5 giugno 1718 deceduto)
Sede vacante (1718-1722)
Andrea Maddalena, C.R.M. † (2 marzo 1722 - 27 settembre 1724 nominato arcivescovo di Brindisi)
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Francesco Bataller, O.Carm. † (19 dicembre 1725 - 1º dicembre 1735 deceduto)
Giovanni Rossi, C.R. † (11 aprile 1736 - 8 luglio 1737 nominato arcivescovo di Matera e Acerenza)
Gennaro Carmignani, C.R. † (8 luglio 1737 - 24 novembre 1738 nominato arcivescovo di Gaeta)
Arcangelo Maria Ciccarelli, O.P. † (19 dicembre 1738 - 11 febbraio 1747 rinunzia)
Tommaso Mazza † (10 aprile 1747 - 25 gennaio 1768 nominato vescovo di Castellammare di Stabia)
Giovanni Donato Durante † (19 settembre 1768 - settembre 1781 deceduto)
Giuseppe Monticelli † (16 dicembre 1782 - 1791 deceduto)
Giuseppe Corrado Panzini † (26 marzo 1792 - 23 luglio 1811 deceduto)
Sede vacante (1811-1818)

I vescovi nominati da Carlo V e dai suoi successori rilanciarono l’organizzazione ecclesiastica e numerose personalità di rilievo ricevettero la diocesi ugentina a compenso dei loro meriti conseguiti nella curia regia. 
Tra questi possiamo ricordare il colto Antonio Sebastiano Minturno (1559-1566) presente al terzo periodo del concilio tridentino e artefice di un sinodo diocesano nel 1564. Ma la loro opera non conseguì tutti i risultati a causa della brevità dei loro episcopati, della provenienza estera di alcuni di loro e della durata della vacanza della sede, antecedente le loro nomine [Palese 2008].
Nonostante ciò, dalle relazioni ad limina di alcuni di essi, si ricava un interessante spaccato della vita cittadina del tempo e soprattutto della vita morale sia degli ecclesiastici sia della gente comune, che alcuni definiscono impeccabile (es. Mons. Bataller), ed altri deplorevole (es. Mons. Ciccarelli, Mons. Mazza).

CONCLUSIONE: Anche se per la maggior parte dei Paesi europei, i secoli dal XVI al XIX hanno costituito un periodo di grande sviluppo sociale ed economico, l’arretramento che permane nei nostri giorni in alcune zone dell’Italia ha le sue cause radicate nell'epoca moderna.
Ugento è solo l’esempio degli innumerevoli territori rimasti ancorati quasi fino al secolo scorso ad una struttura politica pressoché medievale. Il succedersi di soggetti detentori del potere troppo diversi tra loro, uguali solo per incompetenza, paralizzati anche da un’impossibile collaborazione, ha determinato una decadenza economica che ha tracciato un solco profondo perfino nella mentalità della cittadinanza.
Quando (con poche eccezioni), l’unico fine della classe dirigente è garantire a sè stessa l’esistenza, non può che conseguirne una perpetua lotta al potere, di per se già frammentato.
E se le ricadute visibili di ciò sono miseria, brigantaggio, camorra, contrabbando e ignoranza, la conseguenza inaspettata è una cultura della dipendenza che ha plasmato la gente del sud.

BIBLIOGRAFIA:
ANTONAZZO,  L.
2005   Guida di Ugento. Storia e arte di una città millenaria, Martina Franca (TA), Congedo Editore.
CORVAGLIA, F.
1987   Ugento e il suo territorio, Ugento (LE), Tipografia Marra.
URSO, P.
1941   Ugento attraverso la storia, Taranto, Tipografia Arcivescovile.
PEPE, G.
1952   Il Mezzogiorno d’Italia sotto gli Spagnoli, Firenze, Sansoni, pp. 213-218.
PRODI, P.
2005    Introduzione allo studio della storia moderna, Urbino, Il Mulino.
PALESE, S.
2008   Ugento – S.M. di Leuca, in S. Palese e L. M. De Palma (a cura di), Storia delle Chiese di Puglia, Bari, Ecumenica Editrice.
1984   Cronotassi, iconografia e araldica dell’episcopato pugliese Regione Puglia, pp. 307-311.

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