Intervista a Stefano Soli

08:00


IL MAGGIO DEI LIBRI 2022

Benvenuti al terzo appuntamento con il Maggio dei libri 2022.

Questo blog partecipa all'iniziativa e desidera mettere in luce il panorama letterario italiano. Infatti, ogni domenica del mese di maggio viene pubblicato un post che presenta un libro grazie anche ad una bella intervista fatta al suo autore.

Oggi vi presento Giorno 122 scritto da Stefano Soli. Qui di seguito trovate la scheda tecnica del libro e l'intervista all'autore, che ringrazio per la disponibilità.

Buona lettura!


Titolo del libro: Giorno 122

Anno di pubblicazione: 2021

Casa editrice o self-publishing: Self-publishing

Pagine del libro: 242

Genere del libro: Narrativa, distopico

Biografia dell’autore: Dopo alcune esperienze come assistente alla regia, Stefano Soli realizza alcuni corti e documentari. Da segnalare “Furti” (Globo d’oro della stampa estera per il miglior cortometraggio) e i documentari per RAI-SAT, “Il misantropo” e “La signorina del futuro”, monografie dedicate rispettivamente a Gabriele Lavia e a Franca Valeri. Parallelamente lavora come sceneggiatore per la lunga serialità televisiva e come traduttore di documentari per varie emittenti. L’esordio come produttore avviene nel 2004 con il corto “Giorno 122” presentato al festival di Venezia nel 2005, lavoro successivamente sviluppato in un lungometraggio terminato nel 2012. “Giorno 122” è anche l’esordio letterario.

Trama del libro: Un gruppo di sopravvissuti a un incidente ferroviario si ritrova isolato sull’Appennino tosco-emiliano. Dopo aver atteso invano i soccorsi, i superstiti si mettono in cammino nella foresta innevata, alla ricerca di viveri e di un riparo. Ma cosa sono quelle strane strisce arancio che solcano il cielo? Pian piano uomini e donne si rendono conto che qualcosa di grave è accaduto, qualcosa di definitivo.

Concepita nei convulsi giorni successivi alla catastrofe che ha precipitato il pianeta nel caos e nell’anarchia, MIA vive un’adolescenza solitaria e inquieta sotto il ferreo controllo della Madre. La mancanza della figura paterna la spingerà verso una difficile ricerca, le pagine di un diario le dischiuderanno le porte di un passato oscuro e misterioso.

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INTERVISTA

1. Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

La genesi di questo romanzo è lunga e tormentata. Un avventura che inizia addirittura nel lontano 2005 con un cortometraggio (mio e di Fulvio Ottaviano) presentato al festival di Venezia e successivamente sviluppato in lungometraggio. Ma non voglio dilungarmi in questa sede, per chi desiderasse approfondire l'argomento consiglio una visita al sito www.giorno122.it. L'idea di trarne un romanzo invece è del 2020. 

2. Hai avuto delle difficoltà nella stesura? Se sì, come le hai superate?

La maggiore difficoltà è stata paradossalmente svincolarmi da quelle immagini che avevamo pensato,  girato e infine montato, ero ossessionato dalle nostre ambientazioni, dai volti degli attori, da alcune battute. Uscire dai binari, dal solco già tracciato, da una storia e una struttura concepite per un media differente. Sfruttare al massimo la libertà che la narrativa offre rispetto al cinema: nessun limite di budget, possibilità di entrare a fondo nella mente dei personaggi e la ricchezza espressiva che la nostra amata lingua offre.

3. Cosa ha significato per te la pubblicazione del tuo romanzo?

Tanto impegno e tanta soddisfazione. Esistere come scrittore, avere la possibilità di essere letto e valutato. Un pregio del romanzo è stato anche riaccendere l'interesse sul film che, distribuito su YouTube a inizio anno, ha totalizzato già oltre 260.000 visualizzazioni

4. Dov'è ambientata la storia e in quale epoca?

Sull'appennino tosco-emiliano, epoca contemporanea. Dopo aver atteso per giorni i soccorsi, alcuni passeggeri di un treno deragliato all'interno di una galleria decidono di uscire all'aperto e subito si rendono conto che qualcosa è successo, che nulla sarà come prima. Ma contrariamente a come in alcuni casi viene percepita, questa non è la storia di una distruzione, che c'è ma è solo la premessa, bensì di una rinascita, di un faticoso, difficile ritorno a nuove/vecchie forme di socializzazione. 

5. Qual è il tuo personaggio preferito del libro?

Li amo tutti, anche i meno positivi. Sono figli, mie dirette emanazioni, non riesco a stilare classifiche. Quello in cui forse mi riconosco di più è Riccardo. Le sue certezze vengono sgretolate irrimediabilmente e si ritrova a dover lottare per la sua vita e quella dei suoi cari. Un personaggio introverso, complicato, forte e insieme fragile.  

6. Qual è il momento della giornata in cui preferisci scrivere?

Per citare la trasposizione italiana della frase battuta a macchina da Nicholson in Shining direi senz'altro che “il mattino ha l'oro in bocca”, il cervello viaggia veloce, la produttività è ai massimi livelli. Però adoro la notte in cui emerge maggiormente la parte creativa.

7. Qual è il tuo scrittore preferito?

Domanda difficilissima. Il libro direi senz'altro “Viaggio al termine della notte”, non a caso citato nel romanzo. L'autore... forse Irvine Welsh, per il quale ho una sorta di venerazione. Ammiro la sua abilità di cogliere l'essenza dei personaggi, di metterli a nudo, di farci entrare in loro senza paura di mostrarne le bassezze e le meschinità, i lati più intimi, i loro pensieri inconfessabili.

8. Vorresti dare un consiglio agli aspiranti scrittori? 

Credere in loro stessi e non omologare le proprie storie. Molti si chiedono: cosa piace? Cosa vende?

Partire da “cosa si vende” secondo me è un presupposto errato, soprattutto per un esordiente. Spesso equivale a castrare la parte migliore di noi stessi. L'originalità (non quella a tutti i costi) la freschezza e la personalità del proprio stile, il nostro esclusivo modo di vedere il mondo e raccontare la realtà che ci circonda sono le qualità che un autore agli inizi dovrebbe cercare di mettere in mostra e valorizzare.

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