Marco Mariano. Incontro con l'artista

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INCONTRO CON L'ARTISTA - 
MARCO MARIANO

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Dal 25 settembre al 2 ottobre 2014, la chiesa di S.Luigi Gonzaga alle spalle di Porta Napoli , ospita la 27^ edizione della rassegna d'arte sacra ProArte ProDeo.

E' bello vedere che Lecce si rende ancora una volta protagonista del circuito sempre più importante dell'arte contemporanea pugliese.

Ad esporre sono due artisti eccezionali, il pittore Cosimo Epicoco e lo scultore Marco Mariano.

Giovane, salentino e talentuoso, Marco è un artista capace e il suo entusiasmo fa vibrare le sue opere esposte tra le mura di questa chiesa.
Ne abbiamo approfittato per intervistarlo.

INCONTRO CON L'ARTISTA

ProArte ProDeo è arrivata alla 27 ^ edizione, qual è il tuo rapporto con il sacro in qualità di artista?

L'argomento del sacro non è mai stato toccato nella mia produzione artistica antecedente ProArte ProDeo. Le mie opere esibite in questa rassegna sono nate apposta per essa, quindi è grazie a ProArte ProDeo che per la prima volta riverso un carattere "sacro", in maniera mirata, in una mia produzione.




Tu credi che l'artista oggi funzioni bene se lavora su "commissione", per così dire?

No, non credo questo. Sottolineavo però il fatto che se io mi sono trovato ad affrontare questo tema per la prima volta, è grazie ai canoni di questa rassegna storica di arte sacra, quindi di certo è stato uno stimolo importante per me, ed aggiungerò che mi ha anche divertito farlo.

Quindi sei aperto a nuove sperimentazioni?

Si certo. La sperimentazione è una delle fasi più divertenti per me, offre crescita e rende elastica la mente.

Prima per studio, e poi per lavoro, ti sei trovato a vivere due ambienti culturali diversi, Lecce e Vibo Valentia. Quali sono i pregi di entrambi?

Non ho trovato un gradino o uno stacco netto. La differenza sostanziale è stata quella di passare dal ruolo di studente a quello di docente, ma per quel che mi riguarda si è trattato di una crescita graduale che mi ha fatto avvicinare ai vari ambienti in maniera consecutiva. E non solo due, ma sono stati tanti e diversi gli ambienti che hanno contribuito alla mia formazione.

Ovviamente il pregio principale di ogni uno di essi consisteva nell'offerta, o meglio, nella possibilità che mi è stata data di volta in volta di progredire nella ricerca artistica.

E i risultati si vedono!

Grazie! E sottolineo che ogni step è importante per un artista, e difficilmente si può passare ad un buon livello senza aver percorso tutti i gradini di questa sorta di scala. Questo è riscontrabile nella produzione, che diventa sempre più considerevole.

Nelle tue opere si riscontra una forte tendenza all'armonia, all'equilibrio e alla simmetria. Che rapporto hai con "il bello"?

Definirei il mio rapporto con il bello pragmatico. Proprio per l'affinità tra l'idea teorica di bello e la resa pratica dell'oggetto artistico che in qualche modo poi concretizza questa parola piuttosto astratta, il bello. 

Non so neppure cosa esattamente si intenda per bello, ma se una cosa la trovo bella me ne accorgo subito, perché più che vederlo, lo avverto. 

Proprio per questo tipo di discorso la parte più difficile del lavoro scultoreo riguarda la "progettazione del bello". Spendo la maggior parte del tempo proprio sui disegni che riguardano una nuova opera, per assicurarmi il giusto equilibrio e l'esatta resa di ciò che a me, in quel momento, appare bello.


Ti abbiamo spesso visto alle prese con opere monumentali.
Cosa si prova nel creare ed assemblare un'arte maestosa?

Quella della monumentalità, oltre ad essere il mio argomento preferito,  risulta essere sempre una  grande sfida, essa richiede un enorme sforzo su tutti i fronti, quello economico, quello logistico, quello di progettazione, quello burocratico ed in primis quello fisico e mentale. Si tratta di realizzare sculture in grado di connotare un luogo in maniera forte e permanete, si avverte una grande responsabilità nel firmare una tale opera. Ma questa sensazione viene sovrastata dalla voglia di mettersi in gioco e dimostrare a me stesso che il frutto di un grande impegno equivale ad una grande soddisfazione.

Sembrerebbe quasi che il grado di soddisfazione sia direttamente proporzionale alla grandezza di un'opera, ma non è così, paradossalmente provo più piacere nell'osservare un'opera piccola, realizzata in un giorno, che mi sorprende per come una dose minima di lavoro abbia prodotto un oggetto soddisfacente, che una grande opera, che per quanto lavoro ha richiesto,alla fine, il riscontro plateale quasi lo avverto come scontato.
Una volta, discutendo con l'ingegnere del comune di una città che seguiva i lavori per la realizzazione di una mia grande opera, dopo la posa in opera  mi disse: ‘ piacerà molto al sindaco e ai cittadini’,  scherzosamente gli risposi: ‘Ovvio, con tutto il lavoro che c'è stato per realizzarla, mi sembra il minimo!’

In ogni caso, La soddisfazione è tanta nel collocare in aree pubbliche un’opera di grandi dimensioni che porta la tua firma.

La chiesa di S.Luigi Gonzaga si trova in un punto di grande passaggio, un punto centrale per ogni tipo di visitatore.
Con che spirito vorresti che entrasse il tuo "visitatore ideale"?

Più che altro vorrei vedere con che faccia esce un visitatore che entra come se stesso, magari nemmeno troppo interessato, e si arricchisce della fruizione di questa mostra.

Non credo ci sia uno spirito più o meno giusto per appropriarsi della visione di una mostra, altrimenti non ci sarebbero pareri  divergenti e saprebbe tutto di omologato, vorrei che ogni visitatore entrasse semplicemente da se stesso.

Approfittiamone allora, fino a giovedì 2 ottobre, nella chiesa di S.Luigi Gonzaga a Lecce, l'ultima incredibile produzione artistica di Marco Mariano!

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