MAGGIO DEI LIBRI - Alla scoperta di Tasso

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ALLA SCOPERTA DI TORQUATO TASSO

Inoltriamoci nel Cinquecento italiano, per l'appuntamento di oggi con il Maggio dei Libri.
Conosceremo Torquato Tasso, una personalità sensibile con un alto tasso di genio letterario!

L'aneddoto:

Lo scrittore iniziò, già verso il 1575, a manifestare sintomi di paranoia che lo spinsero a fuggire dalla corte di Alfonso II d'Este, ritenendosi perseguitato da continue congiure. Tornato a Ferrara il suo comportamento fu tale (o tale fu considerato) che egli venne internato, come pazzo, nell'Arcispedale di Sant'Anna, dove restò per 7 anni, ricevendo poche razioni di cibo scadente, privato di ogni comodità materiale e di ogni conforto spirituale.
Alla liberazione iniziò un periodo di frenetici viaggi e spostamenti in varie città d'Italia, resi possibili anche alla fama procuratagli nel frattempo dalle sue opere poetiche.
Comunque, l'ossessione del peccato angustiò Tasso per tutta la vita, spingendolo addirittura a presentarsi volontariamente al Tribunale dell'Inquisizione.

Ma c'è un'altra questione che lo riguarda di cui a lungo non si è voluto parlare: la sua presunta omosessualità, in età matura.
Il primo ad affrontare il tema fu, nel 1887, Angelo Solerti, in un articolo ancora oggi ammirevole per rigore scientifico ed onestà.
Da allora numerosi studi hanno accertato questa sua tendenza, e ad oggi possiamo apprezzare alcuni estratti dai suoi scritti, come tenere confessioni amorose.

Ad esempio, il 14 dicembre 1576 Tasso confessa tutto il suo vano amore per uno scolaro, che lo disprezza e maltratta. Secondo Solerti, che pubblicò per primo la lettera che segue, questo "scolaro" non sarebbe altri che il ventunenne Orazio Ariosto.
Ecco le parole del Tasso:

"Egli tratta meco in modo, che non si cura di lasciarmi soddisfatto: gli basta solo ch'io non possa far constar [constatare] ad altri ch'egli mi offenda.
Io l'amo, e son per amarlo anco qualche mese, perché troppa gagliarda impressione fu quella, che l'amore fece nell'animo mio, né si può in pochi dì rimovere, per offesa quanto si voglia grave; pure spero che il tempo medicherà l'animo mio di questa infermità amorosa, e 'l renderà intieramente sano. 
Che certo io vorrei non amarlo, perché quanto è amabile l'ingegno suo, e la maniera in lui universale, tanto dee a me parer odioso un suo particolar procedere verso me [il suo modo di trattarmi, NdR]. (...).

Chiamo questo mio amore, e non benevolenza perché, in somma, è amore: né prima me n'era accorto e non me n'accorgeva, perché non sentiva destare in me nessuno di quegli appetiti che suol portare l'amore, ne anche nel letto, ove siamo stati insieme. Ma ora chiaramente mi avveggio ch'io sono stato e sono non amico, ma onestissimo amante, perché sento dolore grandissimo, non solo ch'egli poco mi corrisponde nell'amore, ma anche di non poter parlare con esso lui con quella libertà, ch'io soleva, e la sua assenza m'affligge grandissimamente.

La notte non mi sveglio mai che la sua imagine non sia la prima ad appresentarmisi, e rivolgendo per l'animo [riflettendo nell'animo] mio quanto io l'abbia amato ed onorato, e quanto egli abbia schernito ed offeso me, e, quel che più mi preme (parendomi troppo indurato nelle risoluzioni di non amarmi), me n'affliggo tanto, che due o tre volte ho pianto amarissimamente, e s'io in ciò mento, Iddio non si ricordi di me".

E ancora, qui in seguito propongo una poesia d'amore che Tasso scrisse "A un leggiadro giovinetto" (se per l'Ariosto o per un altro ragazzo, non si sa): 

Qual chiamar ti degg'io, divo o mortale?  
Rassembri tu bendato al bel sembiante  
divo, e 'l divo d'amor fatto costante,  
che, per fermarsi in me, disponga l'ale.
Certo Amor sei, che spiri amor, e tale,  
ch'io ne divengo affettuoso amante,  
e il cor, ch'avea di rigido diamante,  
intenerir mi sento ad ogni strale.

Opra in me, qual più vuoi, face, o saetta: 
legami ad ogni nodo: e se mi sfida,  
scingi che puoi, la spada a Marte audace.

Io chiedo la tua guerra, o l'altrui pace:  
regnerò teco ancor; ma la diletta  
tua Psiche [anima] almen da lungi a me sorrida.

È veramente difficile non apprezzare questi versi, che ricordano come anche in una personalità lontana e valorosa, possa nascondersi la delicatezza di un amore celato.

Memorie:

Torquato Tasso è nato a Sorrento nel 1544
Dopo la morte della madre (probabilmente avvelenata dai fratelli per motivi economici), ancora giovinetto, seguì il padre nelle principali città culturali d'Italia.
Negli anni universitari si attesta il suo primo innamoramento, per una giovane fanciulla, già promessa sposa, alla quale dovette amaramente rinunciare.
Questo triste episodio, si verificò nuovamente, con un'altra ragazza, che il Tasso dovette dimenticare.
Mantenne un rapporto speciale con gli Estensi di Ferrara, nella cui corte visse il periodo più felice della sua vita, durante il quale scrisse il suo capolavoro, la Gerusalemme Liberata.
Morì a 51 anni a Roma, dopo un periodo di relativa tranquillità, mentre si stava preparando per lui l'incoronazione poetica in Campidoglio.

Consigli bibliografici:

Il maggiore poema epico del Tasso è la Gerusalemme Liberata. Iniziò a scriverla intorno ai 15 anni e per tutta la vita cerco di migliorarla, in un incredibile accanimento al dettaglio, ma attento soprattutto ai contenuti in linea con le sue idee religiose.

La trama gira intorno alla figura dello storico condottiero Goffredo di Buglione che, giunto al sesto anno della prima crociata a capo dell'esercito, attende la fine dell'inverno in Libano, quando gli appare l'Arcangelo Gabriele che lo invita ad assumere il comando dell'esercito e a portare l'attacco finale contro Gerusalemme.

Con questo libro conoscerete personaggi eccezionali, come appunto Goffredo, ma anche Clorinda, Tancredi, Erminia, Armida e Rinaldo, che vi sembreranno così vicini sentimentalmente a noi, seppur così lontani nella concezione della vita.

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