MAGGIO DEI LIBRI - Alla scoperta di Machiavelli

17:16


ALLA SCOPERTA DI
NICCOLO' MACHIAVELLI

Per il terzo appuntamento con le nostre indagini sulle vite dei più grandi scrittori di tutti i tempi, vi porterò nel cuore del Quattrocento italiano.
Incontreremo una figura politica di spicco per l'epoca: Niccolò Machiavelli, che si fece conoscere per il suo celebre saggio Il principe, che non smette mai di essere attuale.

Ma prima di questo, vi invito alla risata con un brano estratto da una lettera del Machiavelli stesso, indirizzata a Luigi Guicciardini l’ 8 dicembre del 1509.

L'aneddoto:

Il brano è presentato senza falso pudore, nudo e crudo come lo scrittore lo trasmette all'amico.
Bisogna però raccontare la cornice storica entro cui si piazza l'episodio.
Machiavelli, come uomo di spicco della Repubblica, è estromesso dalla politica nel 1512, a causa del rientro a Firenze dei Medici. La sua penosa inattività lo amareggia al punto che decide di ritirarsi presso un suo podere poco fuori Firenze, detto l’ Albergaccio.
“Affogaggine, Luigi; et guarda quanto la fortuna in una medesima faccenda dà ad li huomini diversi fini. Voi, fottuto che voi havesti colei, vi è venuta voglia di fotterla et ne volete un’altra presa; ma io, stato fui qua parechi dì, accecando per carestia di matrimonio, trovai una vechia che m’imbucatava le camicie, che sta in una casa che è più di meza sotterra, né vi si vede lume se non per l’uscio. Et passando io un dì di quivi, la mi riconobbe et, factomi una gran festa, mi disse che io fossi contento andar un poco in casa, che mi voleva mostrare certe camicie belle se io le volevo comperare. Onde io, nuovo cazzo, me lo credetti, et, giunto là, vidi al barlume una donna con uno sciugatoio tra in sul capo et in sul viso che faceva el vergognoso, et stava rimessa in uno canto. Questa vechia ribalda mi prese per mano et menatomi ad colei dixe: «Questa è la camicia che io vi voglio vendere, ma voglio la proviate prima et poi la pagherete». Io, come peritoso che io sono, mi sbigottì tucto; pure, rimasto solo con colei et al buio (perché la vecchia si uscì subito di casa et serrò l’uscio), la fotte’ un colpo; et benché io le trovassi le coscie vize et la fica umida et che le putissi un poco el fiato, nondimeno, tanta era la disperata foia che io havevo che la n’andò. Et facto che io l’hebbi, venendomi pure voglia di vedere questa mercatantia, tolsi un tizone di fuoco d’un focolare che v’era et accesi una lucerna che vi era sopra; né prima el lume fu apreso che ‘l lume fu per cascarmi di mano. Omè! fu’ per cadere in terra morto, tanta era bructa quella femina! […].

Memorie:

Niccolò Machiavelli è nato a Firenze nel 1469. Fondatore della scienza politica moderna, è il perfetto uomo rinascimentale italiano.

Una sua descrizione fisica dettagliata, ci viene tramandata da Roberto Ridolfi, che scrisse una biografia del nostro Machiavelli. Eccola qui, a disegnare il profilo di quest'autore:

<Della persona fu ben proporzionato, di mezzana statura, di corporatura magro, eretto nel portamento con piglio ardito. I capelli ebbe neri, la carnagione bianca ma pendente all'ulivigno; piccolo il capo, il volto ossuto, la fronte alta. Gli occhi vividissimi e la bocca sottile, serrata, parevano sempre un poco ghignare. Di lui più ritratti ci rimangono, di buona fattura, ma soltanto Leonardo, col quale ebbe pur che fare ai suoi prosperi giorni, avrebbe potuto ritradurre in pensiero, col disegno e i colori, quel fine ambiguo sorriso>.

Fu un eminente politico nella città di Firenze, viaggiando per questioni professionali in tutta l'Italia e all'estero.
Allontanato dall'ambiente politico fiorentino,iniziò la sua carriera di scrittore, come molti altri personaggi prima e dopo di lui, che convertirono l'ozio in creatività letteraria.
Della sua attività, scrive lui stesso nelle famosissima lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513, in questi termini:

<Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandargli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi trasferisco in loro. E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo avere inteso, io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale, e composto uno opuscolo de Principatibus>.

Rifiutato ancora una volta dall'incarico di segretario della repubblica, dopo la cacciata dei Medici, si ammalò e morì repentinamente dimenticato ormai da tutti.

Consigli bibliografici:

Se vi piace lo stile letterario asciutto e concreto, potrete spaziare tra le numerose opere del Machiavelli.

Il libro più famoso è certamente Il principe. 
Abbastanza breve, è un saggio politico di un uomo che ha lavorato ai piani più alti della sua città e che ha ben chiaro in mente quali debbano essere le qualità di un capo efficiente e pragmatico. 
Quello che vi colpirà è la gelida obiettività con cui Machiavelli descrive il comportamento razionale e a volte spietato che deve avere un capo di Stato.

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