Maggio dei libri 2020 - La Libellula Armata

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Maggio dei libri 2020 - 
La Libellula Armata 
di Paolo Giovanni D'Amato 
Intervista all'autore

Penultimo appuntamento con il Maggio dei Libri 2020.
Oggi ho il piacere di presentarvi un romanzo di alta qualità. Ambientato in Italia, è stato definito del suo autore un noir atipico.
Sto parlando de La Libellula Armata, romanzo scritto da Paolo Giovanni D'Amato e pubblicato da Argento Vivo Edizioni nel 2019.


Trama del libro 

In una Roma dura e malinconica, la crisi si accanisce su chi fatica ad arrivare a fine mese. Diego e Luca, ventenni arrabbiati, condividono la voglia di un mondo più giusto e il disprezzo per un'Italia che ha perso ogni valore. Rapinare chi sta meglio di loro sembra una buona idea, ma è solo grazie all'incontro con Sandro, misterioso ladro d'appartamenti, che le cose iniziano a girare per il verso giusto. Il suo passato però nasconde un segreto pericoloso, e quando l'adrenalina si trasforma in paura, Luca e Diego dovranno lottare non solo per la verità e la giustizia, ma per la loro stessa vita.
Sullo sfondo di una città che ha bisogno di eroi, un noir struggente sull'amicizia e la ribellione.

Biografia dell'autore

Paolo Giovanni D'Amato, abruzzese, classe 1978. Ha vissuto per nove anni a Roma e lavorato come cameraman e video-maker freelance per tutti i principali network, prima di tornare al suo amore per la scrittura. "La Libellula Armata", segnalato dalla giuria del XXXI Premio Italo Calvino, è il suo primo romanzo.


Intervista all'autore

1. Come hai avuto l'idea di scrivere La Libellula Armata?

Quando ho iniziato a pensare alla Libellula Armata, ormai dodici anni fa, ero come tanti altri, in una situazione di totale precariato. La cosiddetta "macelleria sociale" iniziava a farsi largo nell'agenda politica, e sembrava che il Paese fosse piombato nella rassegnazione più totale.
Da questa apatia è nata l'idea di vedere in azione due ventenni solitari e arrabbiati, Diego e Luca, che si ribellano ad una società marcia e compiono scelte difficili e rischiose, animati dal più nobile degli ideali: aiutare gli altri. I fatti porteranno uno dei due a diventare un misterioso eroe incappucciato, "La Libellula", ma a questo stadio sono arrivato solo molto tempo dopo aver buttato giù le fondamenta della trama. Ci sono volute numerose correzioni e ben 4 stesure prima di arrivare alla forma finale, ma alla fine eccomi qua, sono in libreria, incredibile!

2. Quali difficoltà hai superato durante la stesura del libro?

Le difficoltà incontrate sono state tante, e diverse l'una dall'altra. Penso al realismo delle scene criminali: era necessario descrivere furti e rapine in maniera convincente badando però a non spiegare nel dettaglio come si fa, per esempio, a forzare una porta blindata. E se c'è una cosa che accomuna il giudizio di tutti i primi lettori, è proprio questa capacità che ha il romanzo di portarli in situazioni malavitose con grande trasporto e verosimiglianza. Una ulteriore difficoltà è derivata dalla scelta di usare un narratore in prima persona; in una trama articolata come questa si ha l'esigenza di potersi "staccare" dal protagonista per seguire alcune scene in sua assenza, e per questo di solito si preferisce la libertà assoluta del narratore in terza persona. Per semplificare: se il narratore è un criminale, potrà descrivere i suoi colpi, ma non le indagini su di lui. Perciò da metà romanzo in poi ho dovuto lavorare d'ingegno per superare questo limite. Mi occorreva far sentire il fiato della Polizia sul collo dei tre rapinatori, e ho usato alcuni espedienti narrativi che, da soluzioni di ripiego, sono diventati cifra stilistica. Al momento è uno degli aspetti di cui sono più fiero, e riflettendoci, le difficoltà non sono altro che prove più o meno grandi che vanno affrontate e superate. Se è tutto troppo semplice per chi scrive, lo sarà anche per chi legge, e nessuno si appassionerà mai ad una trama prevedibile.

3. Cosa ha significato per te la pubblicazione del tuo romanzo?

Sto realizzando solo ora, a distanza di quasi tre anni dalla chiusura del romanzo, che la determinazione e la costanza necessarie per portarlo a termine mi hanno sensibilmente cambiato. Finire il primo libro, sapere che un editore l'ha scelto tra tanti altri, e infine vederlo tra le proprie mani, tutto questo è innegabilmente bellissimo, ma è solo un primo passo. Il fatto di essere maturato e di aver acquisito un metodo sono conquiste più importanti del vedere il proprio nome nella vetrina di una libreria. È al contempo un traguardo e una nuova partenza. La fatica, la frustrazione, i passi falsi, tutto è ampiamente ripagato da questo piccolo-grande risultato. Prima volevo solo portare a termine un libro, ora voglio diventare uno scrittore... è una bella metamorfosi.

4. Dov'è ambientata la storia e in quale epoca?

La storia è ambientata nelle periferie di Roma, negli anni immediatamente successivi alla crisi economica del 2008, un periodo difficile in cui ci si sentiva quotidianamente schiacciati dall'incertezza del proprio futuro, e la politica italiana viveva forse uno dei suoi momenti più volgari e degradanti per il nostro Paese. A quel tempo ero ancora un cameraman professionista che viaggiava moltissimo, anche all'estero; non posso dimenticare le battute degli stranieri sulle elezioni italiane.

5. Qual è il tuo personaggio preferito del libro?

Ho riversato in ognuno dei protagonisti qualcosa di buono e qualcosa di meno buono, con l'intento di renderli tridimensionali e non semplici marionette. Di Diego, il narratore, amo il fatto che sia un irriducibile idealista, un combattente fuori dagli schemi. In lui c'è una fortissima tensione tra la voglia di giustizia e i compromessi che la vita reale impone. Era l'unico a poter diventare "La Libellula", moderno Robin Hood di borgata, armato solo del suo coraggio e del suo passamontagna. Luca invece è un buono a tutto tondo, anche se le circostanze lo hanno costretto a indossare una corazza di cinismo per nascondere le sue fragilità. Sandro è un personaggio crepuscolare, un uomo in fuga, e le sue ferite sono il sintomo di una psicologia complessa e pericolosa. Sono affezionato a ognuno di loro perché in ognuno c'è qualcosa che ammiro. Ma se parliamo di empatia pura, Diego è un autentico antieroe. Come autore gliene faccio passare di tutti i colori, ma lui si rialza sempre, e non perde mai la sua tenerezza per chi sta ancora peggio di lui. Se fosse una persona reale diventerei immediatamente suo amico, o suo complice, come preferite!

6. Cosa pensi che potrebbe piacere ai lettori de La Libellula Armata?

Da autore spero che amino contemporaneamente la trama, articolata e (spero) mai noiosa, e quel filo rosso che unisce situazioni diverse e descrive le dinamiche della crescita, della ribellione e dell'amicizia. Dico spesso che il mio è un noir atipico, intimo come un diario, e che come tutti i diari cerca di racchiudere e proteggere le emozioni più vere, senza filtri, così come il narratore le ha vissute. Ho cercato di scriverlo al meglio delle mie possibilità, inserendo in un contenitore "giallo" la struggente poesia di chi sta per diventare adulto.

7. Qual è il momento della giornata in cui preferisci scrivere?

Non ho un momento preferito per scrivere, ma ho bisogno di silenzio e di avere la mente sgombra. A volte questo significa scrivere di notte, a volte di mattina presto. Non scrivo "in balia" dell'ispirazione, e sono rarissime le volte in cui sento la necessità impellente di scrivere.
Le uniche cose per cui mollare tutto e correre a prendere appunti sul primo pezzo di carta sotto mano sono le idee. Ma quelle davvero buone non sono poi così frequenti: sono molto selettivo, e scrivo solo quando sento che quel racconto o quel romanzo meritino il massimo impegno.

8. L'ultimo libro o scrittore letto che ti ha segnato.

L'anno scorso ho letto l'edizione critica integrale di "Furore", di Steinbeck, e mi ha dato un bello scossone. Lo stesso che mi hanno dato, in precedenza, "La fattoria degli animali" di Orwell, "Il giorno della civetta" di Sciascia, o ancora "Mara, Renato ed io" del co-fondatore delle BR Alberto Franceschini.

9. Vorresti dare un consiglio agli aspiranti scrittori?

Ne darei volentieri più d'uno! Ma a patto che vengano presi come l'incoraggiamento di un amico o di un fratello maggiore, e non come oro colato, dato che ero un aspirante scrittore fino a pochi mesi fa anche io! Perciò, senza presunzione alcuna e con la consapevolezza di essere il primo a dover imparare, mi metto anche io tra i destinatari dei miei consigli: leggiamo più che possiamo, rimaniamo umili, non scoraggiamoci, e trasformiamo i problemi in opportunità di miglioramento.

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